vendredi 12 novembre 2010

L'insostenibile leggerezza dell'essere, al finale


Ho finito questo mio primo ma certamente non ultimo libro di Kundera e ancora adesso, a distanza di più di una settimana, sono felice e positiva come se avessi fatto la conoscenza di un nuovo amico. Forse la verità è più semplicemente che ho fatto p
ace con me stessa riguardo a certi dubbi che ultimamente mi frullavano troppo per la testa.

Kundera ha saputo parlare alla mia anima, il suo libro mi ha chiamata proprio quando era arrivato il momento giusto per me di leggerlo. Se Hesse parla alla ragazza che ancora è in me, Kundera parla alla donna che sono.

Inutile dire che la figura di Sabina mi ha sconvolta, facendomi scoprire angolazioni del mio carattere che certamente già esistevano ma ancora non trovavano un filo che le unisse, mentre Tomáš e Tereza hanno contribuito ad arricchirmi. Se Sabine infatti è un po' il mio specchio, questi altri due personaggi mi hanno suggerito un'altra direzione dandomi coraggio, forza, fiducia e soprattutto serenità.

Ci sono tantissime chiavi di lettura su L'insostenibile leggerezza dell'essere, molti parlano del bisogno di unione tra un'anima leggera e una pesante. Altri parlano dell'impossibilità di analizzare e creare un'esperienza scientifica nel campo umano poiché einmal ist keinmal, ovvero ciò che si verifica una sola volta (Einmal) è come se non fosse accaduto mai (Keinmal). Tutte considerazioni certamente giuste e rispettabili.

Quello che però a me il libro più ha dato è un'analisi diversa sul concetto di pesantezza e leggerezza: Tomáš è l'uomo libero all'inizio del romanzo, quello che ha molte donne e che ha anche Tereza, il dottore importante che rifiuta di diventare parte del sistema repressivo comunista risultando di conseguenza anche eroico oltre che affascinante. Tereza è invece la donna che aspetta, la donna che patisce, la donna che sente nei capelli del suo uomo il profumo del sesso che lui ha appena fatto con le altre donne ma che non dice nulla. È
anche la donna rinunciataria, quella cui capita di saper fare foto ma che non prova neanche per questo suo talento una vera e propria passione. Quella che torna nella Praga occupata rinunciando alla neutralità svizzera.
Ma chi è veramente leggero, e cosa significa essere leggeri?

La risposta viene da Kundera stesso alla fine del romanzo:

Mentre ballavano gli disse: "Tomáš, tutto il male della tua vita proviene da me. A causa mia sei arrivato fin qua. Così in basso non è più possibile andare."
Tomáš le disse:"Che stupidaggini vai dicendo? Che è questo così in basso?"
"Se fossimo rimasti a Zurigo, tu ora opereresti i tuoi pazienti".

"E tu faresti fotografie".
"E' un parallelo stupido" disse Tereza. "Per te il tuo lavoro rappresentava tutto mentre io posso fare qualsiasi cosa, mi è del tutto indifferente. Io non ho perso nulla. Tu hai perso tutto".
"Tereza" disse Tomáš "non ti sei accorta che qui sono felice?".
"La tua missione era operare" disse.

"Tereza, una missione è una cosa stupida. Io non ho nessuna missione. Nessun uomo ha una missione. Ed è un sollievo enorme scoprire di essere liberi, di non avere una missione".


Tereza è libera, libera di amare e di crearsi una nuova strada, libera di chiudere tutti i vestiti e libri in una valigia e dirottare la sua vita nelle braccia di Tomáš. Questi invece è ossessionato dal suo man
tra Es muss sein, il "deve essere", un deve pesante e ingombrante che gli impedisce di apprezzare ciò che veramente ha di bello e importante intorno. Tomáš deve operare, Tomáš deve andare a letto con una moltitudine di donne anche dopo aver incontrato la persona con la quale finalmente riesce a svegliarsi nello stesso letto.

E' Tereza è la dominatrice, è Tomáš che non si può liberare da lei, che non vuole farlo. Tomáš aspetta, aspetta che Tereza finalmente lo porti in campagna e lì, finalmente, lui si potrà liberare dell'
Es muss sein. Le missioni sono stupide, sono un ostacolo alla libertà. Libertà di vivere, di amare. Che poi è la stessa cosa.

2 commentaires:

  1. In poco più di un anno da blogger credo che questo spazio fin ora sia quello che più sorprendentemente mi assomiglia...
    Sfogliando un po' vedo che molti degli argomenti da te trattati, letture segnalate ecc... sono proprio letture e argomenti argomentati anche da me!
    Salutami Berlino ;)

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  2. É bizzarro quanti paralleli esistano...leggendo il tuo commento su Europolitana ho subito pensato che fra noi due ci fossero molte affinità, ora ho guardato un po' il tuo blog e penso esattamente lo stesso che tu hai scritto. Inoltre scopro che anche tu sei "blogger" da poco più di un anno :)

    Son proprio felice di averti scoperto e non vedo l'ora di leggerti meglio...salutami Parigi!

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