Melbourne è il punto più a sud che potessi raggiungere ed è in contrasto rispetto alla vera Australia. Sono atterrata con il freddo e la pioggia dopo aver sostato A Kuala Lumpur e Bangkog, dove invece soffrivo l'afa, e dopo aver lasciato Berlino in una tiepida giornata estiva.
Sono dall'altra parte del mondo, lontana mille miglia e devo dire che la mia pur sempre adorata Zitty mi sembra un ricordo appannato. Pensare che ancora un mese fa vivevo nella mia bella stanzina, giravo con la mia cara e fidata Nadira (aka bicicletta) e frequentavo i miei stretti amici mi riesce molto difficile.
Non conosco minimamente l'Australia, come ogni grande città anche Melbourne non può essere un paragone per un
territorio cosi sterminato. Inoltre sono arrivata alla fine dell'inverno, quindi non ho ancora sentito la possente e bollente terra rossa.
Parlare di inverno con una minima di 7 gradi diurni, forse 3 di notte, fa ridere una berlinese, ma molto meno fa ridere il fatto che qui non ci sia il riscaldamento, come d'altronde in Germania non hanno l'aria condizionata. Risultato: senti il freddo più all'interno che all'esterno. Ma la soluzione c'è, e si chiama forno a gas :)
Sì perché se da noi si centellina sui fornelli a gas, qui è il contrario, perché questa energia per loro è estremamente copiosa e così è molto più economico accendere il forno a gas e lasciarlo andare tutta la notte, standogli vicino proprio come se fosse un caminetto. Così abbiamo fatto io e le mie couch surfer Leonie (vera Aussigirl) e Elli (tedesca di Dresda, da 6 mesi in Australia) a casa della prima. Inutile spiegare la questione ucraina e la minaccia di Putin, a loro appare semplicemente fantascientifico.
Posso dire che per la prima volta nella mia vita mi trovo in un paese dove posso veramente capire e fare mio il concetto di "easy going". Entri nei negozi, magari appena atterrata, con un acquazzone che ti coglie impreparata e con un jet leg che ti lascia solamente le forze per non svenire per strada fino alle sei di sera, quando finalmente potrai andare a casa del primo couch surfer che ti ospiterà, e le commesse ti apostrofano con un "Hi, how are you?". Ti giri sconcertata pensando che dietro di te, quatto quatto, sia entrato un amico della suddetta commessa ma no, lei si sta rivolgendo proprio a te, te tutta bagnata, con il jet leg dipinto sugli occhi, che non conosci nessuno e che guardi con sospetto una persona che ti chiede come stai e che evidentemente non conosci. Non mi ci sono ancora abituata, ma sono sicura che appena tornata in Europa mi metterò ad apostrofare gli estranei con un "Ciao, come stai?", risultando ovviamente una marziana.
Ma easy going non è solo questo. È anche lasciarti le chiavi di casa dopo averti parlato 10 minutini e dirti che puoi tranquillamente tornare l'indomani a lasciare le tue cose e acclimatarti mentre il proprietario dell'abitazione sarà fuori. Il tutto sapendo che sei una traveller atterrata da meno di una settimana e che non hai momentaneamente un lavoro. Così ho trovato la mia stanza, il giorno del mio compleanno. Inutile aggiungere che i documenti non li hanno mai neanche chiesti. Ma gli esempi potrebbero continuare...

Culinariamente parlando, ho scoperto nei primi giorni che ero qui, mentre ancora cercavo una stanza, lo Mè xửng Huế, un dolcetto vietnamita a base di tapioca, semi di sesamo, zucchero di canna e pinoli che si trova facilmente nei negozi asiatici in confezioni singole e che finché non ho trovato casa è stata la mia cena, molto economica e goduriosa.
Ho anche subito scoperto, portataci da un couch surfer armeno che mi ha contattata per via della comunella di sangue, un ristorantino nella piccola China Town dove mangiare degli ottimi dumplings e dei memorabili broccoletti cinesi al vapore con oyster sauce senza spendere una fortuna.
Ma ho anche scoperto la biblioteca dell'università, dove ogni mattina, uscendo di buon'ora col couch surfer di turno, mi fiondavo per avere un accesso ad internet gratuito alla ricerca di casa e lavoro. Sì perché anche sulla connessione internet c'è da parlare. È lenta e scarsa e solo in certi posti, come appunto all'università, funziona decentemente. Io nell'immaginario pensavo a un'Australia "yankee" e iper tecnologica, ma la realtà è diversa. Sono appena venti milioni di abitanti in un continente intero e ovviamente nessuno si prende la briga di intensificare internet, non ci sarebbe nessun guadagno.
Trovare lavoro non è particolarmente difficile ammetto, anche se io non posso dire di essere propriamente a posto e fino ad ora non ho guadagnato un centesimo. Devo però dire che è da una settimana che cerco seriamente e che non mi sono offerta a tutti i bar e ristoranti della zona, ben sapendo che, dopo ben sei anni di latitanza dal ruolo di cameriera, farei ridere i polli. Che infatti ho fatto ridere venerdì scorso, quando ho accettato comunque una prova in un ristorante turco. Essendo metà armena era destino che non andasse :)
Ieri ho firmato il mio contratto, come "contracter" per un'azienda che svolge fund raising. Ieri e oggi io e i miei compagni di sventura abbiamo seguito il training, lunedì iniziamo seriamente in gruppo, ma vengo pagata a "iscrizione", ovvero solo per ogni persona che sottoscrive una donazione regolare all'organizzazione no profit che rappresento. Per questo preferisco considerarmi ancora unemployed, poi vedremo come andrá.
A proposito di yoga, la pratica la mantengo quasi quotidianamente, svegliandomi prima dei miei tre coinquilini e praticando nel salottino, una stanza possibilitata (peccato ci sia la moquette). I giorni di pausa tra arrivo e reperimento della stanza (condivisa con un Kiwi, aka neozelandese) è stato in verità una buona cosa perché il mio corpo, dopo aver lavorato quotidianamente nell'ottimo studio Yoga Praxis a Berlino, ha avuto tempo di immagazzinare le nuove asana e mi son ritrovata più sciolta e precisa di prima.
Ho conosciuto inoltre un insegnante che fa un suo miscuglio di Iyengar, ashtanga e non so bene che altro che, dopo aver fatto un drop in con lui per una sessione di yoga, mi ha invitata a seguire gratuitamente il suo corso di meditazione del giovedì sera. Non una lezione, tutto il corso :)
Così ecco che mi trovo qui, con un "forselavoro" e ancora novella, alla perenne ricerca di altri possibili lavori, alle prese coi primi passi da fare ma con nuove ispirazioni e soprattutto, per la prima volta, una sicurezza molto maggiore nel campo della meditazione. Non avrei mai creduto di potermi focalizzare su questa pratica proprio nel primo periodo melbournese ma la vita è una danza, come insegna Jodorowsky :)
Una bellissima pagina di diario.
RépondreSupprimerE in effetti mischiare Turchi e Armeni non e' la migliore idea del mondo :-)
Non ti si legge, ti si ascolta.
Continua :-)